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Lavare i denti è importante. È raccomandato farlo come minimo due volte al giorno e per ottenere un buon risultato è bene spazzolarli per almeno 2 minuti. Anche l’utilizzo del dentifricio è importante: il 90-95% delle preparazioni dentifricie contengono fluoro, un minerale che aiuta a prevenire carie, rallentando la distruzione dello smalto e favorendone la rimineralizzazione. Ma quanto dentifricio bisogna usare? Qual è la quantità giusta di dentifricio da mettere sullo spazzolino?

Molto probabilmente ne stai usando troppo! Il baffo di dentifricio che copre in interamente le setole dello spazzolino, così come siamo abituati a vedere nelle pubblicità dei produttori di dentifrici è, a detta degli esperti, una quantità esagerata, inutile per gli adulti e perfino dannosa per i bambini.

Il CDC (Centers for Desease Control and Prevention), organismo di controllo della sanità pubblica negli Stati Uniti d’America, raccomanda, per i bambini di età dai 2 ai 3 anni, l’utilizzo di dentifricio al fluoro in una quantità corrispondente alla dimensione di un chicco di riso; si può raggiungere una quantità pari alle dimensioni di un pisello per i bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni; per i bambini di età inferiore ai due anni il dentifricio al fluoro non andrebbe usato (se non dopo un consulto con un dentista). Questo perché un dosaggio eccessivo di fluoro nei bambini può condurre alla fluorosi dentale, ossia un’alterazione del colore dello smalto (si formano delle macchie permanenti) per via dell’eccessiva disponibilità di fluoruro durante l’amelogenesi, vale a dire durante la formazione dello smalto dentale.

Negli adulti non si corre lo stesso rischio, giacché i denti non sono più nella fase di sviluppo, ma una quantità di dentifricio pari alle dimensioni di un pisello rimane più che sufficiente ad una pulizia adeguata. Utilizzarne di più è solo uno spreco!

Aggiungiamo che utilizzare molto dentifricio può recare una falsa sensazione di pulito dovuta al sapore di menta che riempie la bocca e mascherare la presenza di placche non eliminate. Inoltre, avere troppa schiuma in bocca porta a terminare il processo di pulizia prima dei 2 minuti raccomandati.

Insomma, puoi tranquillamente ridurre la quantità di dentifricio che usi e concentrati su quello che è davvero importante: spazzolare bene. Risparmierai denaro e farai bene all’ambiente!


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Il sistema Invisalign è studiato per permettere una elevata prevedibilità dei movimenti dentali e della durata del trattamento.

Tutte le caratteristiche del sistema Invisalign sono progettate per far sì che tu possa esprimere tutta la bellezza del tuo sorriso. Per questo molte persone in tutto il modo hanno trasformato il proprio sorriso con gli aligner Invisalign rimovibili e quasi invisibili.

Sono un rimedio personalizzato per l’allineamento graduale dei denti. Ciascun singolo movimento migliora il sorriso, in modo delicato.

Al Centro Dentale di Tolmezzo elaboriamo il piano di trattamento completo, dalla posizione iniziale dei denti fino alla posizione finale desiderata. Realizziamo quindi una serie di aligner trasparenti su misura, per i tuoi denti (e solo per loro), in modo da farli spostare gradualmente. Ciascun aligner viene indossato per circa due settimane prima di essere sostituito dalla serie successiva, finché non si raggiunge la posizione finale stabilita.


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Sono ancora troppi i bambini italiani che soffrono di mal di denti, complice forse la disattenzione all’igiene orale e alla salute della bocca. Secondo i risultati della ricerca globale,  in Italia il 53% dei bambini ha sofferto di disturbi del cavo orale, come la carie; il 31% dei giovani intervistati dichiara di aver sofferto un fastidio di natura moderata o grave. Ma la routine di igiene orale quotidiana risulta spesso un ‘peso’, così per il 9% dei genitori dare la possibilità di saltare la pulizia dei denti prima di andare a dormire equivale a un ‘premio’ o una ricompensa per il figlio.

Ideata per comprendere il rapporto tra le persone, l’igiene orale e la prevenzione, l’indagine – condotta su un campione di 4.000 persone (bambini, ragazzi e genitori) in 8 Paesi tra cui l’Italia – evidenzia come sia ancora in salita la strada della prevenzione e siano ancora frequenti diversi comportamenti a rischio. Sia i genitori che i bambini affermano che spazzolare i denti rappresenti il loro gesto quotidiano più importante (7 bambini su 10 confermano che lavarsi i denti è una routine consolidata e 9 su 10 dichiarano di lavarsi i denti più di 2 volte al giorno), ma la realtà è un’altra: risulta, infatti, che alcuni genitori “ricompensino” i figli, permettendo loro di saltare la pulizia dei denti prima di andare a dormire, con conseguenze importanti per la salute orale.

Nella vita dei bambini e delle bambine i rituali, tra i quali a pieno titolo rientra l’igiene personale e orale, rappresentano dei momenti regolari e costanti che li accompagnano nella crescita e nella consapevolezza di far parte di una comunità che si caratterizza per comportamenti e regole. ‘igiene, il benessere e la cura di bambini e bambine sono bisogni primari inderogabili e non devono essere oggetto di scambio e meno che mai motivo di premi o di sanzioni.

Possiamo certamente ragionare in termini di rinforzo positivo utilizzando semplici formule: ‘Hai imparato davvero bene a lavarti i denti da solo. Sono molto contenta’, o ‘Presto dovremo comprare uno spazzolino nuovo, hai già pensato quale colore ti piacerebbe?’. I bambini vanno accompagnati a fare da soli, lasciando che si bagnino un po’ o che si spalmino del dentifricio sul pigiama pulito. Se sapremo tollerare qualche errore di percorso, questo permetterà ai nostri piccoli di avvicinarsi serenamente all’obiettivo, senza ansie, premi o punizioni.

Approfondendo i risultati della ricerca, si scopre poi che i bambini a cui è consentito andare a letto senza lavarsi i denti sono quelli che soffrono di più per la cattiva igiene orale; solo il 36% dei bambini viene accompagnato dai genitori dal dentista per un check-up di routine; il 64% dei bimbi viene portato dal dentista solo dopo che i problemi si sono già presentati. Sono i genitori, dunque, la chiave della prevenzione.


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tratto da Repubblica

Dal traige telefonico a valutazioni tramite fotografie e video. E’ così che gli ortodontisti cercheranno di affrontare alcune delle richieste urgenti dei pazienti durante questa emergenza Covid-19. Almeno secondo le nuove raccomandazioni diffuse dall’Associazione specialisti italiani in ortodonzia (Asio). Come ribadito da un recentissimo articolo pubblicato su Nature in merito all’esperienza cinese sul Covid-19 in ambito odontoiatrico, la trasmissione del coronavirus avviene con modalità “aerea”, sottolineando il possibile rischio connesso con gli aerosol, routinariamente prodotti nella maggior parte delle procedure odontoiatriche. Per questo motivo gli odontoiatri si collocano al secondo posto delle categorie professionali più esposte all’infezione da coronavirus, come riportato pochi giorni fa dal New York Times.

Solo cure urgenti

Da escludere l’ipotesi di non trattare pazienti infetti o sospetti. Il decreto ministeriale limita l’attività clinica odontoiatrica unicamente alle prestazioni a carattere di urgenza o non differibili e invita a procrastinare tutte le altre, così da limitare le possibili occasioni di contagio e diffusione del virus. Stessa logica sposata dall’Asio. Le condizioni cliniche che il coordinamento sanitario interregionale ha identificato come prestazioni ammissibili nel criterio “urgenti o non differibili” in odontoiatria sono davvero esigue: presenza di dolore, emorragie odontoiatriche, ascessi e flemmoni, traumi e problematiche protesiche tali da determinare deficit funzionale del paziente. Nel campo ortodontico poi sono ancor più limitate e di gestione non realmente complessa: distacchi di brackets, decementazioni di bande o apparecchi ortodontici, decubiti ed ulcere da trauma ortodontico, ecc. La maggior parte di queste ultime può giovarsi di un supporto a distanza da parte dello specialista in ortodonzia di riferimento. Qualora questo non sia possibile, precisa l’Asio, naturalmente sarà cura dello specialista risolvere la problematica con le opportune precauzioni e procedure.”Tutti i nostri studi – spiega  Giorgio Iodice, presidente dell’Asio –  impiegano da sempre, prima e dopo l’emergenza Covid, misure rigorose di sterilizzazione degli strumenti e disinfezione degli ambienti. Tuttavia in questo momento storico è importante sensibilizzare la popolazione ad accedere alle cure dentali ed ortodontiche solo quando non differibili, in base ad una valutazione concordata telefonicamente con l’odontoiatra ed ortodontista di riferimento. Tutti noi saremo comunque e sempre a disposizione dei nostri pazienti, garantendo loro un supporto diretto, in caso di urgenze reali, oppure a distanza, fornendo tutte le indicazioni, i consigli e l’aiuto necessario”.

Tra le modalità di intervento urgente odontoiatrico l’Asio spiega che sarà effettuato un triage telefonico con il proprio specialista per verificare insieme il problema. “In corso di valutazione telefonica, se ritenuto utile, lo specialista potrà richiedere di inviare una fotografia o video del problema riscontrato al proprio apparecchio ortodontico”, spiega l’Asio. “I sistemi e le applicazioni che utilizziamo quotidianamente (videochiamate, foto e video realizzati direttamente con il cellulare, ecc.) possono difatti essere particolarmente utili per comprendere la problematica a distanza e risolverla nel migliore dei modi”, aggiunge l’esperto.”Qualora ne ravvisi lo stato di emergenza e la necessità di visitare il paziente, lo specialista programmerà per il paziente – continua – un appuntamento tale da evitare la presenza di piu pazienti in contemporanea in sala d’attesa, così da rimanere a distanza corretta (almeno un metro) l’uno con l’altro, cercando di evitare accompagnatori non necessari.La sala d’attesa e gli ambienti extra clinici saranno predisposti secondo i rigidi protocolli emessi in questi giorni: un periodico e adeguato ricambio di aria, eliminando giornali, riviste, libri dalla sala d’attesa, disinfezione di ogni maniglia e superficie a contatto, fornendo al personale dispositivi di protezione (DPI) adeguati come mascherina, guanti, occhiali e camice monouso, ecc.”.

L’Asio invita inoltre a mettere a disposizione del paziente, in sala d’attesa, un disinfettante alcolico e mascherine, e detergere, per ogni nuovo paziente, con soluzioni a base di alcool o di cloro tutte le superfici, maniglie o bottoni oggetto di contatto. Infine, “si raccomanda ancora una volta, in questo particolare periodo di emergenza sanitaria, di preservare la propria salute dentale per non incorrere in situazioni più gravi. Prestando maggiore attenzione all’igiene della propria bocca e del proprio apparecchio ortodontico e seguendo le indicazioni fornite dal proprio specialista”, conclude l’Asio.


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Immagina questo.

Tu e l’altra metà avete fatto le valigie e siete andati a fare una fuga romantica in un luogo remota.

Anche se ti sei ricordato di mettere in valigia ogni cosa, dal caricabatterie del cellulare alla preziosissima macchina fotografica, hai dimenticato lo strumento che non può mai mancare per evitare di trasformare la vacanza in un incubo: il tuo spazzolino da denti.

A quel punto che fai, condividi con il tuo partner, la stessa persona che baci sulla bocca, o rinunci a una notte di pulizia dei denti?

Scopriamo cosa conviene fare.

Quali batteri sono nella mia bocca?

Ci sono oltre 700 specie batteriche diverse che possono chiamare la bocca a casa, ma una persona ha più probabilità di avere circa 200 specie batteriche che vivono in bocca, insieme ad alcuni funghi e virus..

Ma non sono tutte cattive notizie. Molti di essi sono buoni per noi. La maggior parte di questi, infatti, non sono dannosi e in realtà sono utili.

I batteri comunemente presenti nella bocca che possono essere dannosi, tuttavia, includono Streptococcus mutans (spesso associati a carie) e Porphyromonas gingivalis e Treponema denticola (associata alla malattia gengivale).

Queste malattie sono in gran parte prevenibili con una buona igiene orale e una dieta corretta.

Le tre specie di batteri di cui sopra sono state trovate anche sugli spazzolini da denti. Uno spazzolino da denti, se rimane bagnato, può anche essere colonizzato con specie di muffe.

Stando bene attenti a far asciugare lo spazzolino tra un uso e l’altro si garantisce l’eliminazione della maggior parte dei batteri trasferiti dalla bocca.

I microrganismi che vengono dalla bocca, non sono davvero evoluti per vivere su uno spazzolino da denti. I batteri più problematici sono quelli che molto probabilmente provengono dai passaggi nasali, dalla pelle, dalle mani e dal bagno stesso (come quelli che lo fanno entrare nell’aria da un gabinetto di lavaggio).

Tutto questo significa condividere uno spazzolino da denti è più rischioso del baciare?

Probabilmente no. La realtà è che se stai baciando qualcuno, condividere il suo spazzolino da denti probabilmente non è un enorme salto da fare.

Se vivi con qualcuno, probabilmente stai scambiando quei microrganismi comunque. Certamente però condividendo lo spazzolino può star certo di “mettere la ciliegina” sul probabile passaggio di batteri o di virus che è già in corso.

Se il vostro partner cattura un’infezione virale, lo spazzolino da denti condiviso può essere responsabile per la trasmissione del virus a voi, al pari di un bel bacio.

In caso di emergenza dunque, quando si è fuori casa, si può sempre ricorrere al dito o avvalersi di un panno.



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L’igiene orale quotidiana, per quanto eseguita in modo meticoloso ed attento, non è sufficiente per rimuovere completamente la placca ed il tartaro dai denti. Difatti, la pulizia dentale casalinga si limita a sollevare batteri e residui di cibo depositati sullo smalto del dente od incastrati negli spazi interdentali, non riuscendo tuttavia ad eliminare placca e tartaro nascosti sotto la gengiva o negli spazi difficilmente raggiungibili dallo spazzolino.

Con il normale spazzolino riusciamo infatti a pulire la superficie dei denti al di sopra della gengiva, ma non riusciamo a togliere quello posizionato nei punti difficili e quello sotto la gengiva, non visibile e non raggiungibile dallo spazzolino, che è il responsabile di gengiviti e parodontiti. La zona posteriore agli incisivi inferiori è molto difficile da pulire per cui si accumula rapidamente placca e tartaro, che si riesce a togliere solo con una pulizia professionale. Voi non avete mai guardato questa parte della vostra bocca? Andate davanti a uno specchio e con la testa piegata provate a guardarvi. Il tartaro infatti provoca infiammazione e se non rimosso causa tasche gengivali, recessioni gengivali, fino alla perdita del dente. Le recessioni gengivali provocano un danno estetico e inoltre portano ipersensibilità dentale. Le recessioni gengivali sono irreversibili e si possono correggere solo chirurgicamente con innesti di gengiva o connettivo.

Scopo principale della pulizia professionale è togliere il tartaro sottogengivale, non visibile e non raggiungibile dallo spazzolino. Si utilizzano strumenti a ultrasuoni e strumenti manuali. Gli strumenti a ultrasuoni sono dotati di particolari punte che permettono di raggiungere il tartaro sottogengiva. La punta compie un movimento vibratorio (fino a 20000 vibrazioni al minuto) che riesce a rimuovere delicatamente il tartaro. Anche gli strumenti manuali hanno punte particolari, solo che non vibrano. Vengono utilizzati da soli o insieme agli strumenti a ultrasuoni.

Dopo la rimozione di placca e tartaro le macchie superficiali dei denti vengono eliminate mediante una particolare gomma e una pasta contenente abrasivi che, girando a elevata velocità, ha una azione smacchiante. Naturalmente vengono rimosse solo le macchie esterne, per le macchie interne bisogna ricorrere a una procedura di sbiancamento.

Ogni quanto fare la pulizia dentale?
E’ consigliata almeno una seduta di pulizia dentale all’anno, da effettuarsi presso il proprio Centro Dentale di fiducia.


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L’impianto dentale (noto anche come impianto endosseo) è un dispositivo medico di tipo chirurgico utilizzato per riabilitare funzionalmente ed esteticamente la perdita o la mancanza congenita di uno o più denti, permettendo il sostegno di un sostituto protesico tramite il supporto diretto dell’osso grazie a un processo biologico noto come osteointegrazione. Gli impianti sono realizzati in materiali altamente biocompatibili come il titanio che si integra perfettamente con l’osso evitando il manifestarsi di reazioni da corpo estraneo.

In termini semplici, assomiglia ad una piccola vite che sostituisce in toto la radice del dente. Viene integrata nell’osso e su di essa verrà posta la corona dentale: in pratica, un dente tutto nuovo.

In linea generale non ci sono grandi controindicazioni per l’implantologia dentale. Chiunque voglia può in teoria mettere un impianto dentale, tuttavia ci sono casi particolari che richiedono maggiori accortezze e l’adesione a determinati protocolli terapeutici per minimizzare i rischi. In particolare si tratta di pazienti diabetici o con l’osteoporosi.

In ogni caso sarà l’odontoiatra dopo un’attenta valutazione del caso a decidere se mettere un impianto dentale o ricorrere ad alternative.

Spesso l’impianto dentale è considerato l’opzione migliore per sostituire dei denti mancanti. I motivi principali sono due. Innanzitutto, l’implantologia dentale permette di ottenere dei denti che sono per caratteristiche e funzionalità come i denti naturali. Inoltre l’impianto non va ad influire sugli altri denti, diversamente dai ponti.


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Scegliere il dentifricio giusto tra le decine e decine che troviamo al supermercato o in farmacia è diventata un’impresa. Costi differenti corrispondono a proprietà ed efficacia differenti? Se vi sentite confusi dagli ingredienti e non sapete come scegliere, è bene sapere quali sono i componenti e la loro funzione, in modo da agevolarvi a decidere quale sia il prodotto migliore per i vostri denti e le vostre gengive.

Fluoro

Il fluoro è un ingrediente attivo presente praticamente in tutti i dentifrici: è un minerale naturale che aiuta a ridurre il decadimento dei denti e a rinforzare lo smalto.

La quantità di fluoro contenuta in un dentifricio è la cosa più importante: la maggior parte dei prodotti contengono fino al 0,15% di fluoro, ma se desiderate qualcosa di più forte potete chiedere in farmacia.

Abrasivi

Una delle principali ragioni per usare un dentifricio è quella di coadiuvare l’azione dello spazzolino. Se il dentifricio contiene sostanze un po’ granulose queste possono svolgere una funzione abrasiva e rimuovere la placca e le macchie superficiali in maniera più efficace.

La maggior parte dei prodotti contiene almeno una sostanza abrasiva: ossidi di alluminio idrati, bicarbonato di sodio, carbonato di sodio o silicati idrati.

Alcuni dentifrici contengono microgranuli, ovvero piccole palline di plastica che vengono aggiunte con funzione abrasiva. I microgranuli non vengono filtrati dagli impianti di depurazione delle città e finiscono direttamente in fiumi e mari. Per questo sono sostanze molto inquinanti e con un forte impatto sulla vita marina. Alla luce di questo effetto collaterale anti-ecologico molte case produttrici non li usano più, ma nel dubbio sarebbe meglio che evitaste questo ingrediente nel vostro dentifricio.

Detergenti

Il laurilsolfato di sodio (SLS) è il detergente più utilizzato nei dentifrici. I detergenti servono a rendere i dentifrici schiumosi e aiutano a pulire i denti rimuovendo i grassi e lo sporco che non vengono rimossi solo dall’acqua (come il grasso, ecc.) grazie alle loro proprietà tensioattive.

Le persone che soffrono di ulcere o che hanno gengive molto sensibili e tendenti a sanguinare dovrebbero provare a cercare un prodotto senza SLS: uno studio dell’Università di Oslo realizzato recentemente ha rilevato circa il 60% di diminuzione dei problemi di sanguinamento una volta smesso di usare dentifrici contenenti SLS.

Umettanti (agenti idratanti)

I prodotti idratanti sono utilizzati per mantenere un dentifricio morbido ed evitare che si secchi. Ingredienti con questa funzione sono tipicamente il glicerolo, il sorbitolo e l’acqua. Il sorbitolo svolge contemporaneamente anche la funzione di addolcire il sapore del dentifricio e ha proprietà lassative se consumato in grandi quantità (anche se questo è improbabile nel caso dell’uso che fate normalmente di un dentifricio). Dovreste stare attenti però se siete affetti da intolleranza al fruttosio (un problema ereditario raro, ma non sconosciuto).

Agenti antibatterici

Alcuni dentifrici contengono Triclosan come antibatterico: aiuta a debellare alcuni batteri dannosi per la placca che sono la causa di problemi comuni come la gengivite.

Coloranti e aromi

Aromi e coloranti sono sostanze che vengono aggiunte per migliorare l’aspetto e il sapore di un dentifricio. Nella maggior parte dei casi sono: saccarina, aspartame o xilitolo.

Conservanti

I conservanti sono ingredienti che servono a prevenire lo sviluppo di microorganismi nel dentifricio quando viene conservato a lungo. Questo ci permette di non tenere il nostro dentifricio in frigorifero. I tipici conservanti utilizzati dai produttori sono: benzoato di sodio, metil parabene, etil parabene. Alcuni dentifricio biologici contengono l’acido citrico come conservante, ma un contenuto troppo elevato di questa sostanza potrebbe causare problemi allo stomaco e in alcuni casi diarrea.

Addensanti

Sono ingredienti aggiunti per dare la giusta consistenza ai dentifrici che così possono essere facilmente spremuti da un tubetto: gomma di xantano, gomma di cellulosa o di guar.

Altri ingredienti degni di nota:

Soda – è un ingrediente che si ritrova solo in alcuni dentifrici e che serve a rimuovere le macchie dai denti e a neutralizzare le sostanze responsabili dei cattivi odori nell’alito.

Perossidi – il perossido di idrogeno è uno dei prodotti sbiancanti più diffusi ed è spesso utilizzato in combinazione con la soda nei dentifrici specializzati nell’ottenere denti più bianchi.

Agenti desensibilizzanti – il nitrato di potassio e il cloruro o acetato di stronzio sono spesso ingredienti di dentifrici che sono orientati a diminuire la sensibilità dentale.


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Il ricorso all’apparecchio è consigliato non solo per allineare i denti, ma anche per risolvere malocclusioni, legate a un anomalo rapporto tra i denti dell’arcata superiore e quelli dell’arcata inferiore. Ecco alcuni esempi di malocclusioni che possono richiedere il ricorso a una terapia ortodontica:
1) morso aperto: gli incisivi superiori non contattano quelli inferiori quando la bocca è chiusa (rimane un’apertura tra le arcate);
2) morso profondo: a bocca chiusa gli incisivi dell’arcata superiore coprono in modo eccessivo o completamente quelli dell’arcata inferiore;
3) progenismo della mandibola: sporgenza in avanti dell’osso mandibolare. Nei casi più gravi è presente un morso inverso anteriore;
4) overjet aumentato: i denti superiori sono spostati molto in avanti rispetto agli inferiori (i cosiddetti «denti a coniglietto»);
5) crossbite: malocclusione associata al palato stretto, in cui i denti inferiori «chiudono» in posizione più esterna rispetto ai superiori.

Tratto dal Corriere .it

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