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Una caccia al tesoro, fantasiosi esercizi di respirazione, la ricerca del proprio spazio in casa. Dieci giochi semplicissimi da mettere in pratica per ridurre lo stress in casa

E’ evidente che la quarantena possa avere degli effetti non piacevoli nei bimbi: disturbi del sonno, irritabilità, tristezza, aggressività o regressione. I bambini sono tutti diversi e ognuno reagisce a suo modo. Chi è più resiliente, chi si adatta meglio a questa nuova vita con mamma o papà, chi ha tanta nostalgia di compagni e maestre.
Alcuni accumulano iperattività o manifestano maggiore aggressività per aver interrotto, ad esempio, le attività sportive.
Le reazioni sono le più disparate e sono state prese tutte in considerazione dal SISST (Società Italiana per lo Studio dello Stress Traumatico) ha proposto in un documento una lista di giochi per ridurre lo stress quando il livello diventa troppo alto per tutti.
La parola d’ordine è Gioco: non proponiamo un’attività, giochiamo e basta.
Eccone 10, riadattati da Maria Puliatti, psicoterapeuta e psicologa dell’emergenza e parte del direttivo SISST.

Ripristiniamo l’orientamento

Giochiamo alla caccia al tesoro facile?
Nella stanza in cui siete, proponete una variante della caccia al tesoro in grado di sollecitare il sistema visivo come “troviamo 3 cose rosse, 3 cose gialle, 3 cose blu”
Se l’età lo consente, fatelo anche con le lettere e i numeri: “troviamo 3 scritte con la lettera A, 3 scritte con la lettera B, 3 scritte con la lettera C” e “troviamo 3 numeri 1, 3 numeri 2, 3 numeri 4.”
Di solito avere un canovaccio pronto quando si è un po’ agitati è meglio che pensare autonomamente a quali colori scegliere.
Lo stesso gioco possiamo farlo per sollecitare il sistema tattile “cerchiamo 3 oggetti pesanti, 3 oggetti morbidi, 3 oggetti lisci, 3 oggetti ruvidi” o il sistema olfattivo “qualcosa che profumi di buono, o che emette un odore non piacevole”.

Mettiamo le radici

Giochiamo a fare l’albero? Facciamo la rana?
Il radicamento dei piedi sul pavimento permette di percepire il supporto che viene dalla sensazione di essere “con i piedi per terra”: questo significa riportare calma e presenza.
Appoggiare bene i piedi sul pavimento. Al posto del pavimento c’è a terra: immaginiamo di essere una quercia e assumiamo la postura della quercia, che cresce piano piano le sue radici entrano in profondità nella terra che la nutre.
Adesso farete la rana. Prova ad immaginare come sarebbe avere le gambe come quelle delle rane e attaccatevi alla terra in maniera equilibrata. Saltiamo e atterriamo in perfetta sincronia e allineamento.

Respiriamo i pensieri felici

Respiriamo come un orsetto e inspiriamo pensieri felici?
La respirazione ha un ruolo importante nella regolazione delle emozioni. Esistono molti esercizi per i bambini: tra questa la più divertente è quella dei pensieri felici e dell’orsetto.
Mettetevi in piedi con il vostro bambino, con i piedi ben fermi per terra e fate tre lunghi respiri profondi mentre contate uno… due… tre e buttate l’aria fuori sempre contando 1, 2, 3.
Inspirate e dite qualcosa come: “Inspiro il sole…” E mentre buttate fuori l’aria “Butto fuori le nuvole.”
Dovete inspirare qualcosa di felice e positivo, e buttare fuori quello che vi rende tristi. Inspirate l’amicizia e buttate fuori la solitudine, inspirate il coraggio e buttate fuori la paura, inspirate la gioia di passare del tempo insieme e buttate fuori il dispiacere che non si possa uscire. E così via.
Nel respiro con l’orsetto (breathing buddy) invece, l’adulto e il bambino, entrambi in posizione sdraiata, mettono un peluche sulla pancia e respirano profondamente muovendo su e giù il peluche.

Rilassiamoci come un maialino

Facciamo il nasino a maialino o fabbrichiamo nuvole?
Esistono tanti piccoli giochi di rilassamento che possiamo fare. Uno di questi è il “Nasino a maialino”, in cui si solleva la punta del naso, stando seduti, per poi espirare dalla bocca e soffiare a lungo sul dito indice.
“La fabbrica di nuvole” invece, consiste nello stare in piedi con le braccia lungo il corpo e iniziare ad ispirare a scatti alzando contemporaneamente le braccia e la testa verso l’alto in modo da creare una nuvola.

Come ci sentiamo?

Oggi mi sento il sole o la pioggia?
Usiamo la metafora del bollettino meteorologico per incoraggiare il bambino ad individuare il tempo metereologico che identifica meglio sensazioni ed emozioni. Può iniziare l’adulto dicendo “oggi mi sento nuvoloso”, mimando a rallentatore il tempo nuvoloso. Anche il bambino mima a rallentatore il tempo scelto: la pioggia, il sole, il vento. Il tempo è uno stato d’animo, e come tale si può trasformare. 

Disattiviamoci

Giochiamo a lasciarci andare?
Possiamo lasciarci andare nel vero senso della parola. Tratteniamo insieme la tensione nelle spalle, inspiriamo e lasciamoci andare come se doveste cedere alla gravità. Lo stesso si può fare con un oggetto che non si rompe, stringendolo in mano per poi lasciarlo cadere.
E poi spingiamo, mani contro mani, piedi contro piedi, ispiriamo e spingiamo!
Per imparare a lasciarci andare esistono anche due giochi classici che tutti abbiamo fatto da piccoli: un due tre stella e l’arte di “gonfiare i palloncini”.

E poi, riattiviamoci!

Cosa succede se ci immobilizziamo?
Il nostro sistema nervoso risponde benissimo alla minaccia dell’immobilizzazione. La risposta può più o meno immediata, che permette di notare stanchezza e lentezza eccessiva nei bambini.
Prendiamo una corda e tiriamo alternativamente da una parte all’altra.
Lui vi tira verso di lui, nessuna pausa, lo tirate verso di voi, pausa di qualche minuto.

Regoliamo il movimento e la velocità

Giochiamo al tamburo e alla colla magica?
Per regolare l’attivazione mista dobbiamo immaginare qualcosa che faccia rumore, come un tamburo. Immaginate di spalmare la pianta dei piedi con una colla magica per incollarli al pavimento. Mimate di mettere insieme a vostro figlio la colla sotto un piede e di premerlo forte sul pavimento, poi fate la stessa cosa con l’altro piede.

Ora muoviamo le ginocchia come se si camminasse senza staccare i piedi. E mentre mamma o papà suonano il tamburo ci si muove senza staccare i piedi da terra. Più il tamburo va veloce e più lo sono i movimenti!
Sia l’aumento che la riduzione della velocità sono importantissimi.

Definiamo i confini

Creiamo il nostro spazio?
Gli spazi possono essere piccoli, non si può uscire, questo può sollecitare una sensazione di soffocamento e sentire la necessità di trovare un proprio spazio.
Prendete della corda o degli oggetti e create intorno a voi un cerchio che delimiti il vostro spazio, muovetevi all’interno di questo spazio allargandolo o restringendolo fino a che vi sembra vada bene. Sia il bambino che il genitore creano il proprio spazio: “Possiamo essere vicini ma ognuno nel proprio spazio: come ti senti?”.

Rinforziamo le risorse

Giochiamo a essere un leone? O una tartaruga?
Gli animali che troviamo nei libri e nelle storie potrebbero essere delle risorse molto potenti per i bambini. Scegliamo un animale preferito e cerchiamo la qualità che l’animale più attraente che l’animale possiede. Identifichiamo gli incontri passati con quest’animale, se ce ne sono: potrebbero fornire un’esperienza più tangibile e sensoriale per il bambino, come il leone allo zoo. Identificate le sensazioni e come il corpo comunica queste sensazioni positive. Se si tratta di un leone, parlare e sentire la forza del leone, non l’aggressività, e rappresentate fisicamente l’animale che avete scelto facendo uno da specchio all’altro.

I bambini possano avere comportamenti e reazioni emotive: sono reazioni “normali” a una situazione anormale. I giochi per ridurre lo stress sono utili in ogni fase della crescita. Quando cominceremo a tornare alla routine probabilmente dureranno ancora un pò e potrebbe esserci una fase di “scarica-tensione” perché l’emergenza è finita, e poi finalmente, una fase di riadattamento alla quotidianità.

tratto da GG (la rivista dei giovani genitori)


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tratto da Repubblica

Dal traige telefonico a valutazioni tramite fotografie e video. E’ così che gli ortodontisti cercheranno di affrontare alcune delle richieste urgenti dei pazienti durante questa emergenza Covid-19. Almeno secondo le nuove raccomandazioni diffuse dall’Associazione specialisti italiani in ortodonzia (Asio). Come ribadito da un recentissimo articolo pubblicato su Nature in merito all’esperienza cinese sul Covid-19 in ambito odontoiatrico, la trasmissione del coronavirus avviene con modalità “aerea”, sottolineando il possibile rischio connesso con gli aerosol, routinariamente prodotti nella maggior parte delle procedure odontoiatriche. Per questo motivo gli odontoiatri si collocano al secondo posto delle categorie professionali più esposte all’infezione da coronavirus, come riportato pochi giorni fa dal New York Times.

Solo cure urgenti

Da escludere l’ipotesi di non trattare pazienti infetti o sospetti. Il decreto ministeriale limita l’attività clinica odontoiatrica unicamente alle prestazioni a carattere di urgenza o non differibili e invita a procrastinare tutte le altre, così da limitare le possibili occasioni di contagio e diffusione del virus. Stessa logica sposata dall’Asio. Le condizioni cliniche che il coordinamento sanitario interregionale ha identificato come prestazioni ammissibili nel criterio “urgenti o non differibili” in odontoiatria sono davvero esigue: presenza di dolore, emorragie odontoiatriche, ascessi e flemmoni, traumi e problematiche protesiche tali da determinare deficit funzionale del paziente. Nel campo ortodontico poi sono ancor più limitate e di gestione non realmente complessa: distacchi di brackets, decementazioni di bande o apparecchi ortodontici, decubiti ed ulcere da trauma ortodontico, ecc. La maggior parte di queste ultime può giovarsi di un supporto a distanza da parte dello specialista in ortodonzia di riferimento. Qualora questo non sia possibile, precisa l’Asio, naturalmente sarà cura dello specialista risolvere la problematica con le opportune precauzioni e procedure.”Tutti i nostri studi – spiega  Giorgio Iodice, presidente dell’Asio –  impiegano da sempre, prima e dopo l’emergenza Covid, misure rigorose di sterilizzazione degli strumenti e disinfezione degli ambienti. Tuttavia in questo momento storico è importante sensibilizzare la popolazione ad accedere alle cure dentali ed ortodontiche solo quando non differibili, in base ad una valutazione concordata telefonicamente con l’odontoiatra ed ortodontista di riferimento. Tutti noi saremo comunque e sempre a disposizione dei nostri pazienti, garantendo loro un supporto diretto, in caso di urgenze reali, oppure a distanza, fornendo tutte le indicazioni, i consigli e l’aiuto necessario”.

Tra le modalità di intervento urgente odontoiatrico l’Asio spiega che sarà effettuato un triage telefonico con il proprio specialista per verificare insieme il problema. “In corso di valutazione telefonica, se ritenuto utile, lo specialista potrà richiedere di inviare una fotografia o video del problema riscontrato al proprio apparecchio ortodontico”, spiega l’Asio. “I sistemi e le applicazioni che utilizziamo quotidianamente (videochiamate, foto e video realizzati direttamente con il cellulare, ecc.) possono difatti essere particolarmente utili per comprendere la problematica a distanza e risolverla nel migliore dei modi”, aggiunge l’esperto.”Qualora ne ravvisi lo stato di emergenza e la necessità di visitare il paziente, lo specialista programmerà per il paziente – continua – un appuntamento tale da evitare la presenza di piu pazienti in contemporanea in sala d’attesa, così da rimanere a distanza corretta (almeno un metro) l’uno con l’altro, cercando di evitare accompagnatori non necessari.La sala d’attesa e gli ambienti extra clinici saranno predisposti secondo i rigidi protocolli emessi in questi giorni: un periodico e adeguato ricambio di aria, eliminando giornali, riviste, libri dalla sala d’attesa, disinfezione di ogni maniglia e superficie a contatto, fornendo al personale dispositivi di protezione (DPI) adeguati come mascherina, guanti, occhiali e camice monouso, ecc.”.

L’Asio invita inoltre a mettere a disposizione del paziente, in sala d’attesa, un disinfettante alcolico e mascherine, e detergere, per ogni nuovo paziente, con soluzioni a base di alcool o di cloro tutte le superfici, maniglie o bottoni oggetto di contatto. Infine, “si raccomanda ancora una volta, in questo particolare periodo di emergenza sanitaria, di preservare la propria salute dentale per non incorrere in situazioni più gravi. Prestando maggiore attenzione all’igiene della propria bocca e del proprio apparecchio ortodontico e seguendo le indicazioni fornite dal proprio specialista”, conclude l’Asio.


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Immagina questo.

Tu e l’altra metà avete fatto le valigie e siete andati a fare una fuga romantica in un luogo remota.

Anche se ti sei ricordato di mettere in valigia ogni cosa, dal caricabatterie del cellulare alla preziosissima macchina fotografica, hai dimenticato lo strumento che non può mai mancare per evitare di trasformare la vacanza in un incubo: il tuo spazzolino da denti.

A quel punto che fai, condividi con il tuo partner, la stessa persona che baci sulla bocca, o rinunci a una notte di pulizia dei denti?

Scopriamo cosa conviene fare.

Quali batteri sono nella mia bocca?

Ci sono oltre 700 specie batteriche diverse che possono chiamare la bocca a casa, ma una persona ha più probabilità di avere circa 200 specie batteriche che vivono in bocca, insieme ad alcuni funghi e virus..

Ma non sono tutte cattive notizie. Molti di essi sono buoni per noi. La maggior parte di questi, infatti, non sono dannosi e in realtà sono utili.

I batteri comunemente presenti nella bocca che possono essere dannosi, tuttavia, includono Streptococcus mutans (spesso associati a carie) e Porphyromonas gingivalis e Treponema denticola (associata alla malattia gengivale).

Queste malattie sono in gran parte prevenibili con una buona igiene orale e una dieta corretta.

Le tre specie di batteri di cui sopra sono state trovate anche sugli spazzolini da denti. Uno spazzolino da denti, se rimane bagnato, può anche essere colonizzato con specie di muffe.

Stando bene attenti a far asciugare lo spazzolino tra un uso e l’altro si garantisce l’eliminazione della maggior parte dei batteri trasferiti dalla bocca.

I microrganismi che vengono dalla bocca, non sono davvero evoluti per vivere su uno spazzolino da denti. I batteri più problematici sono quelli che molto probabilmente provengono dai passaggi nasali, dalla pelle, dalle mani e dal bagno stesso (come quelli che lo fanno entrare nell’aria da un gabinetto di lavaggio).

Tutto questo significa condividere uno spazzolino da denti è più rischioso del baciare?

Probabilmente no. La realtà è che se stai baciando qualcuno, condividere il suo spazzolino da denti probabilmente non è un enorme salto da fare.

Se vivi con qualcuno, probabilmente stai scambiando quei microrganismi comunque. Certamente però condividendo lo spazzolino può star certo di “mettere la ciliegina” sul probabile passaggio di batteri o di virus che è già in corso.

Se il vostro partner cattura un’infezione virale, lo spazzolino da denti condiviso può essere responsabile per la trasmissione del virus a voi, al pari di un bel bacio.

In caso di emergenza dunque, quando si è fuori casa, si può sempre ricorrere al dito o avvalersi di un panno.



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La scelta di uno spazzolino da denti può essere complicata con così tanti modelli disponibili.

Ma gli spazzolini elettrici sono in realtà una scelta migliore rispetto a quelli manuali?

Con la corretta tecnica di spazzolatura, è possibile ottenere risultati ottimali con spazzolini da denti sia manuali che elettrici.

Padroneggiare la tecnica di spazzolatura dei denti

La ragione per cui ci spazzoliamo i denti è rimuovere la placca, che è composta da batteri che cercano di attaccarsi ai nostri denti.

La giusta tecnica di spazzolatura sarebbe sufficiente anche con uno spazzolino tradizionale, che, mosso con cognizione di causa tra i denti, permette di ottenere un risultato ottimale. Bisogna però stare attenti alla giusta forza con la quale si agisce sullo smalto.

Poiché lo strato esterno duro, lo smalto, copre solo la parte superiore dei denti (sopra la normale linea gengivale), questo lascia la parte inferiore dei denti vulnerabile a causa di danni da spazzolatura troppo forte.

E’ quindi possibile causare abrasione se si sbaglia l’equilibrio tra la setola dello spazzolino e la forza utilizzata per spazzolare i denti.

Ed è proprio questa difficoltà nel raggiungere l’equilibrio perfetto che può far preferire ad alcune persone di utilizzare uno spazzolino elettrico.

Quando è meglio lo spazzolino elettrico

Per le molte persone che faticano a lavarsi i denti correttamente con uno spazzolino manuale, uno spazzolino elettrico può essere un miglioramento perché è meno influenzato da una possibile errata tecnica di spazzolamento. Il movimento, essendo guidato, sarà certamente corretto e spetterà alla persona solamente dirigere lo spazzolino per un tempo sufficiente in tutte le zone della propria bocca.

Inoltre le persone con artrite nelle mani o altre disabilità possono anche trovare più facile tenere uno spazzolino elettrico perché hanno una maniglia più grande di quelle manuali.

Le regole per lavarsi BENE i denti

Non importa quale spazzolino da denti si sceglie, le regole per mantenere l’igiene orale sono le stesse e la tecnica di spazzolatura sarà sempre importantissima.

1.Anzitutto tieni presente che la placca inizia a formarsi vicino alla linea gengivale, non sulla parte superiore del dente, ed è lì che devono concentrarsi le nostre attenzioni quando ci laviamo i denti.

2. Quindi sposta lo spazzolino da denti con un movimento circolare in modo che spazzi la placca lontano dalle gengive. Attento a non spingere la placca all’interno anziché all’esterno di denti e gengive.

3. Meglio non spazzolare a caso. Bisogna muoversi gradualmente tra i gruppi di denti in modo sistematico e dedicare un tempo significativo ad ogni zona (20-30 secondi).

Inoltre, ricorda:

  • Preferisci tendenzialmente la scelta di uno spazzolino da denti a setole medie, piuttosto che di un pennello duro o morbido, che invece sono da preferire se il consiglio arriva dal vostro dentista.
  • Pulire sempre i denti la mattina dopo la colazione e prima di andare a letto la sera. Sarebbe meglio, potendo, farlo dopo ogni pasto.
  • Sostituzione di spazzolini da denti sia manuali che elettrici ogni tre mesi (per gli spazzolini da denti elettrici, solo la testa del pennello dovrà essere sostituita).
  • Non sottovalutare l’importanza del filo interdentale per rimuovere la placca tra i denti
  • Pulisci anche la lingua per rimuovere la placca batterica

In questo articolo si forniscono solo informazioni generale. Per una consulenza personale dettagliata, consulta il Centro Dentale e fornisci tutta la tua storia medica


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Per mamma e papà è un momento memorabile, per il bambino una tappa importante della sua crescita, che però spesso è accompagnato da piccoli fastidi. La formazione dei dentini avviene quando il bimbo è ancora nella pancia della mamma (intorno al terzo mese di gravidanza), ma è soltanto verso i 6-8 mesi di vita del bambino che cominciano a spuntare i primi dentini da latte, chiamati anche “decidui” perché sono destinati a cadere (per essere sostituiti da quelli permanenti); in tutto sono 20, dieci per l’arcata inferiore e dieci per quella superiore.

L’abbiamo mostrato diverse volte nei nostri canali social, ma è bene riassumere ancora una volta le tappe della dentizione del neonato:

6-8 mesi: incisivi mediani inferiori

8-10 mesi: incisivi mediani superiori

9-12 mesi: incisivi laterali superiori

10-13 mesi: incisivi laterali inferiori

12-18 mesi: primi molari inferiori e superiori

16-24 mesi: canini inferiori e superiori

24-30 mesi: secondi molari inferiori e superiori

La comparsa dei primi dentini è un evento assolutamente normale della crescita di un bimbo. Spesso avviene senza problemi reali ma non di rado si presentano alcuni piccoli disturbi:

  • gengive gonfie: rendono la zona più sensibile e provocano una sensazione di fastidio al piccolo che inizia ad avere voglia di mordicchiare e succhiare tutto ciò che capita a portata di mano per trovare un po’ di sollievo;
  • salivazione abbondante: questo fenomeno si definisce scialorrea, la saliva che esce dalla bocca del piccolo ben presto irrita la delicata pelle del piccolo intorno alla bocca e al mento;
  • febbre: di solito è leggera e non supera i 37,7 gradi. Solo se il bambino si lamenta, si può dargli il paracetamolo, sempre dopo avere sentito il pediatra;
  • malessere generale: l’eruzione dei primi dentini si accompagna spesso a sbalzi d’umore, irritabilità, calo dell’appetito, disturbi del sonno.

Va detto anche che, nello proprio stesso periodo in cui spuntano i primi dentini, si ha una riduzione degli anticorpi che il bimbo ha ricevuto dalla mamma, sia durante la gravidanza sia attraverso l’allattamento al seno e ciò lo espone maggiormente al rischio di infezioni.

IGIENE ORALE DA SUBITO
È importante curare l’igiene della bocca del bambino sin dai primi mesi di vita. Non tutti sanno, infatti, che anche i dentini da latte, se non vengono curati e puliti con attenzione per eliminare qualsiasi residuo di cibo, possono cariarsi con grande facilità.Al bimbo ancora molto piccolo, le “operazioni” di igiene orale possono essere proposte come un gioco: i genitori passano delicatamente una garzina imbevuta di acqua sulle gengive del neonato, dopo ogni pasto e la sera prima di dormire.Al posto della garza si possono usare anche piccoli ditali in gomma, anch’essi in vendita in farmacia. A partire dall’anno di età, si può iniziare a usare uno spazzolino bagnato a setole morbide, senza mettervi sopra il dentifricio (solo verso i 3 anni il bambino impara a non ingoiarlo).

LA PRIMA VISITA NEL VOSTRO CENTRO DENTALE DI FIDUCIA
Se non si sono presentati prima particolari problemi, è comunque giusto portare il vostro bambino per una prima visita verso i tre anni. L’ideale è scegliere uno studio specializzato in odontoiatria infantile: in questi casi, infatti, di solito la visita viene alternata a giochi, lezioni divertenti di spazzolamento per poter associare un ricordo positivo alla figura del dentista. Se possibile, è meglio evitare quindi di far coincidere la prima visita con un’emergenza (un trauma o una caduta) o in caso di mal di denti: in questo modo il bambino tenderebbe a ricordare lo studio del dentista solo come un luogo negativo e da evitare. Dai sei anni in poi le visite, a cadenza annuale, avranno come scopo la prevenzione e la verifica della presenza di malocclusioni.


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“Radici scoperte? Non un mio problema..”

Ed invece in Italia circa il 39% dei giovani adulti ha in bocca uno o più denti con radici “scoperte”, ma in pochi se ne accorgono.

Magari a lanciare il campanello d’allarme è la sensazione provata mentre si beve una bibita ghiacciata o quando ci si guarda allo specchio e si nota un piccolo cambiamento. In tal caso è meglio attivarsi subito. Si tratta infatti di una ‘recessione gengivale’, una condizione che alla lunga può favorire l’insorgenza di carie della radice del dente coinvolto.

È per sensibilizzare verso questo problema che all’inizio può sembrare semplicemente di natura estetica, che la SIdP, Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, ha avviato una campagna di informazione e prevenzione della recessione gengivale, enfatizzando pochi ma chiari concetti che possono aiutare a proteggere le gengive. Piccole pratiche quotidiane possono aiutare a ridurre i rischi: ad esempio scegliere accuratamente il proprio spazzolino, elettrico o manuale, insieme al dentista o all’igienista dentale, al perfezionare il modo con cui abbiamo sempre lavato i denti.

INDIZI DI RECESSIONE – Denti che appaiano più lunghi, denti che sono più sensibili al freddo oalle sostanze molto dolci o molto aspre. Sfiorando questi denti con il dito in alcuni casi si può anche notare sulla superficie del dente un piccolo “gradino” in corrispondenza della gengiva. In tal caso il sospetto di una recessione gengivale potrebbe coglierci, ovvero di una retrazione del margine della gengiva che lascia scoperta una parte di radice del dente.

LE CAUSE – Può essere dovuto a vari fattori: spazzolamento troppo energico, malocclusioni dentali, ed accentuato in persone con una gengiva per natura molto sottile e delicata.

I RISCHI – All’inizio può sembrare soltanto un problema estetico, ma se non corretta,può favorire negli anni l’insorgenza di carie della radice del dente coinvolto. Chi soffre di recessione gengivale (ad esempio perché spazzola i propri denti con eccessivo vigore o con uno spazzolino non adatto) consuma con il tempo anche la radice scoperta nel 62% dei casi, alcuni dei quali richiedono una ricostruzione del dente.

COSA FARE? – Appena si sospetta una recessione bisogna recarsi dal dentista, segnalare il problema, cambiare spazzolino, solitamente prediligendo le setole morbide, avere cura di passare il filo interdentale e lo scovolino senza ferire le gengive, fare attenzione alle bevande acide che possono aumentare la sensibilità dei denti scoperti, e ricordare che mangiare sano e fare sport è un toccasana anche per le gengive.


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Natale: tempo di pranzi, dolci e brindisi, di gioia e spensieratezza. Tempo, tuttavia, di non trascurare la propria igiene orale: proprio sotto le feste la salute della nostra bocca è messa a dura prova, ed è quindi bene prendersene cura con la dovuta attenzione.

Quante occasioni per festeggiare tra dicembre e gennaio! Il cenone della vigilia, con il pranzo di Natale le cene aziendali, sociali o tra amici e poi ancora capodanno, il primo gennaio…e non dimentichiamoci della befana. Ci si siede a tavola e lì si rimane anche per ore, senza prestare la dovuta attenzione all’igiene orale.

In tutte queste occasioni si consumano svariate pietanze, carboidrati, bibite gassate ma, soprattutto, tantissimi dolci, vino e spumante per i brindisi di buon augurio. Insomma, i menù delle feste, non tanto per la quantità di cibo e di zuccheri assunti, ma per l’elevato numero di volte in cui l’assunzione di questi alimenti avviene, possono causare un rischio per la salute dei denti.

Le golosità delle feste possono infatti facilitare:

  • l’insorgere della carie;
  • la formazione di macchie sui denti;
  • l’aggressione dello smalto dei denti.

Ecco quindi quattro semplici consigli per cavarsela durante le feste:

1- Non saltare le buone abitudini.
Sforzarsi di mantenere le stesse abitudini di tutti i giorni, quindi, lavarsi i denti almeno tre volte al giorno, dopo i pasti principali, e farlo per almeno due/tre minuti. Usare il filo interdentale o gli scovolini.

2-Attenzione alla consistenza dei dolci.
Torroni, panforti, biscotti. Bisogna guardarsi tanto dai dolci più duri quanto da quelli più morbidi. Moderazione e attenzione, quindi.

3-Dolci e caramelle? Meglio se vicino ai pasti.
Quando mangiamo produciamo più saliva per agevolare la digestione per deglutire meglio. Ma la saliva può anche aiutare a bilanciare il pH della bocca e a contrastare l’azione degli acidi contenuti nei dolciumi che possono causare carie ed erosione dentale. Bere anche molto acqua a tavola che aiuta a “pulire” la bocca durante i pasti».

4- Un controllo prima di entrare nel periodo cruciale delle feste potrebbe essere provvidenziale: bisogna evitare l’insorgere di una problematica dolorosa o fastidiosa proprio a natale o a capodanno quando è più difficile farsi aiutare.

Raccomandandovi di seguire queste piccole regole vi auguriamo di trascorrere le festività nel miglior modo possibile!


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L’igiene orale quotidiana, per quanto eseguita in modo meticoloso ed attento, non è sufficiente per rimuovere completamente la placca ed il tartaro dai denti. Difatti, la pulizia dentale casalinga si limita a sollevare batteri e residui di cibo depositati sullo smalto del dente od incastrati negli spazi interdentali, non riuscendo tuttavia ad eliminare placca e tartaro nascosti sotto la gengiva o negli spazi difficilmente raggiungibili dallo spazzolino.

Con il normale spazzolino riusciamo infatti a pulire la superficie dei denti al di sopra della gengiva, ma non riusciamo a togliere quello posizionato nei punti difficili e quello sotto la gengiva, non visibile e non raggiungibile dallo spazzolino, che è il responsabile di gengiviti e parodontiti. La zona posteriore agli incisivi inferiori è molto difficile da pulire per cui si accumula rapidamente placca e tartaro, che si riesce a togliere solo con una pulizia professionale. Voi non avete mai guardato questa parte della vostra bocca? Andate davanti a uno specchio e con la testa piegata provate a guardarvi. Il tartaro infatti provoca infiammazione e se non rimosso causa tasche gengivali, recessioni gengivali, fino alla perdita del dente. Le recessioni gengivali provocano un danno estetico e inoltre portano ipersensibilità dentale. Le recessioni gengivali sono irreversibili e si possono correggere solo chirurgicamente con innesti di gengiva o connettivo.

Scopo principale della pulizia professionale è togliere il tartaro sottogengivale, non visibile e non raggiungibile dallo spazzolino. Si utilizzano strumenti a ultrasuoni e strumenti manuali. Gli strumenti a ultrasuoni sono dotati di particolari punte che permettono di raggiungere il tartaro sottogengiva. La punta compie un movimento vibratorio (fino a 20000 vibrazioni al minuto) che riesce a rimuovere delicatamente il tartaro. Anche gli strumenti manuali hanno punte particolari, solo che non vibrano. Vengono utilizzati da soli o insieme agli strumenti a ultrasuoni.

Dopo la rimozione di placca e tartaro le macchie superficiali dei denti vengono eliminate mediante una particolare gomma e una pasta contenente abrasivi che, girando a elevata velocità, ha una azione smacchiante. Naturalmente vengono rimosse solo le macchie esterne, per le macchie interne bisogna ricorrere a una procedura di sbiancamento.

Ogni quanto fare la pulizia dentale?
E’ consigliata almeno una seduta di pulizia dentale all’anno, da effettuarsi presso il proprio Centro Dentale di fiducia.


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L’impianto dentale (noto anche come impianto endosseo) è un dispositivo medico di tipo chirurgico utilizzato per riabilitare funzionalmente ed esteticamente la perdita o la mancanza congenita di uno o più denti, permettendo il sostegno di un sostituto protesico tramite il supporto diretto dell’osso grazie a un processo biologico noto come osteointegrazione. Gli impianti sono realizzati in materiali altamente biocompatibili come il titanio che si integra perfettamente con l’osso evitando il manifestarsi di reazioni da corpo estraneo.

In termini semplici, assomiglia ad una piccola vite che sostituisce in toto la radice del dente. Viene integrata nell’osso e su di essa verrà posta la corona dentale: in pratica, un dente tutto nuovo.

In linea generale non ci sono grandi controindicazioni per l’implantologia dentale. Chiunque voglia può in teoria mettere un impianto dentale, tuttavia ci sono casi particolari che richiedono maggiori accortezze e l’adesione a determinati protocolli terapeutici per minimizzare i rischi. In particolare si tratta di pazienti diabetici o con l’osteoporosi.

In ogni caso sarà l’odontoiatra dopo un’attenta valutazione del caso a decidere se mettere un impianto dentale o ricorrere ad alternative.

Spesso l’impianto dentale è considerato l’opzione migliore per sostituire dei denti mancanti. I motivi principali sono due. Innanzitutto, l’implantologia dentale permette di ottenere dei denti che sono per caratteristiche e funzionalità come i denti naturali. Inoltre l’impianto non va ad influire sugli altri denti, diversamente dai ponti.


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 La tua bocca è lo specchio della salute del tuo corpo e riflette la tua salute globale, rivelando ad esempio carenze nutrizionali o segnalando altre malattie anche gravi come il cancro.

Il 90% della popolazione mondiale soffrirà di una qualche malattia della bocca nel corso della vita e molti casi di problemi del cavo orale potrebbero essere evitati aumentando e favorendo con un supporto economico dedicato i programmi di prevenzione, diagnosi e cura. Ciò è di fondamentale importanza perché la salute del sorriso è molto più che un problema estetico, ma si riverbera sullo stato di salute generale di tutto il corpo, con forti legami tra malattie del cavo orale e patologie tra le più disparate, dal diabete ai tumori.  

L’OMS inquadra la salute orale all’interno di una condizione di benessere e salute fisica. La mancanza di salute orale comporta menomazioni estetiche, funzionali e psicologiche. Per quanto riguarda poi la correlazione con lo stato di salute generale sono ormai chiari i legami, ad esempio, tra parodontite e stato infiammatorio sistemico (di tutto l’organismo), la parodontite determina immissione in circolo di batteri e di sostanze infiammatorie che determinano un quadro di infiammazione sistemica che porta a minor controllo metabolico (rischio di diabete) e malattie cardiocircolatorie, in quanto favorisce l’aggregazione piastrinica.
  La salute della bocca è molto più che sfoggiare un bel sorriso: le malattie dei denti hanno un impatto su ogni aspetto della vita, dalle relazioni personali alla fiducia in se stessi.
    Poi la salute della bocca e quella generale sono una strada a doppio senso, l’una influenza l’altra. Molte condizioni generali di salute aumentano il rischio di malattie del cavo orale, ad esempio il diabete aumenta il rischio di parodontite e, viceversa, problemi della bocca hanno un impatto negativo sul resto del corpo.
    La maggior parte delle malattie della bocca ha in comune gli stessi fattori di rischio di altre malattie come quelle cardiovascolari, quindi per mantenere bocca e corpo in salute valgono gli stessi principi: adotta una dieta sana, mangia molta frutta e verdura, non fumare e limita il consumo di alcolici. 


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